Due chiacchere con Carme Ruscalleda
«Quando ho il mio giorno libero, vado sempre a cena fuori, e mi considero un ottimo cliente». Onore a Carme Ruscalleda e alla sua dedizione totale alla «causa». Lei si esibisce, innanzitutto, ai suoi fornelli. Ma adora le fughe gastronomiche; va a tavola con sano piacere, curiosando così nei menu dei colleghi. Concretezza e femminile intuito per la signora di Catalogna che si dichiara, senza complessi, cuoca autodidatta. Il suo relais gourmand (antica casa con un bel giardino) si chiama Sant Pau e si trova nella cittadina di Sant Poi de Mar, a nord di Barcellona, Spagna, proprio difronte al mare. Gastronomia marinara? Carme, in verità, ama mixare mare e monti, stabilire sorprendenti alleanze di sapori, basandosi sulla stagionalità mediterranea. Definisce la sua cucina «catalana moderna». «L’85 per cento dei prodotti che uso» spiega, viene dalla regione, esattamente dalla Costa del Maresme. Concetti, stile e tecniche sono contemporanei». Le idee applicate? Ci faccia qualche esempio. Due creazioni che mi soddisfano: fantasie di gamberi e carciofi in varie consistenze; consommé di frutta secca con coda di rospo. Girovagando per ristoranti, le è mai capitato di invidiare qualche gustoso piatto altrui? Certamente. Soprattutto quelli ben strutturati ed esteticamente ineccepibili. E m’intriga quel qualcosa che istintivamente stuzzica l’appetito. Ruscalleda è ghiotta di.. frutta, verdura, tè. Inoltre, vado pazza per il cioccolato. Gli chef-star: paragone giusto? Sì. Sono figure pubbliche. Con il compito di tenere alta la tradizione dei luoghi d’origine e diffondere la cultura gastronomica nel mondo.