Giovedì 16 Novembre 2006
Vino, olio e farina di ceci, prodotti frutto delle terre confiscate alla mafia. E’ stata inaugurata a Palazzo Valentini, la “Bottega dei sapori della legalità”, il primo negozio in Italia che mette in vendita i prodotti alimentari ricavati dai terreni confiscati alla mafia. E’stato, infatti, siglato, alla presenza del prefetto di Roma Achille Serra, del presidente della provincia Enrico Gasbarra, e del presidente di Libera don Luigi Ciotti, un protocollo d’intesa tra la Provincia e l’associazione per l’avvio di una collaborazione finalizzata al contrasto delle mafie sul territorio a cui aderiscono 18 comuni del territorio provinciale. L’accordo ha come obiettivo il mantenere alta “l’attenzione sui fenomeni di criminalità e di illegalità diffusa, conoscere l’evoluzione di tali fenomeni e proporre, tramite il riutilizzo per finalità sociali dei beni confiscati alle mafie, modelli alternativi di sviluppo sociale ed economico della legalità”.
Sugli scaffali dei supermercati è straniero l’olio di oliva contenuto quasi in una bottiglia su due, ma ai consumatori vengono presentate tutte come italiane perché sulle etichette non è obbligatorio indicare l’origine delle olive ed è quindi possibile ’spacciare’ come Made in Italy miscugli di olio spremuto da olive spagnole, greche e tunisine.
Contaminare: è la parola d’ordine che i fashion designers di ultima generazione utilizzano più frequentemente. L’intrecciarsi tra moda e arti visuali è ormai all’ordine del giorno e moltissimi stilisti lo utilizzano come loro biglietto da visita. Mentre al Moca di Los Angeles ha aperto la mostra Skin+Bones: Parallel Practices in Fashion legame tra moda e architettura, dove sono presenti creazioni, tra gli altri, di Hussein Chalayan, Victor & Rolf, Comme des Garcons, Herzog + De Meuron e Peter Heisenman (fino al 5 marzo 2007, www.moca.org).
Su iniziativa del gruppo LVMH, di cui ormai è entrata a far parte, nell’estate ‘03 la Maison Kenzo si è stabilita nel vecchio magazzino n. 1 della Samaritane, in rue du Pont Neuf, a Parigi. Dopo 20 mesi di lavori di ristrutturazione, la dependance del grande magazzino è diventata il quartier generale Kenzo che riunisce la sede, il primo flagship-store distribuito su quattro livelli (650 mq), due ristoranti (Kong e Lò Sushi), nonchè un punto-vendita Sephora nel seminterrato, con entrata indipendente da rue de Rivoli.
Alla porta di Rossana Orlandi prima o poi bussano tutti. Studenti, designer di grido, architetti, arredatori. Lei li riceve, osserva i progetti, dà consigli su come modificarli o li boccia decisamente. Se invece sono di suo gradimento li espone e li vende. Per chi è giovane, entrare nello spazio milanese vuoi dire essere finalmente “arrivati” ed esporre le proprie creazioni accanto ai grandi nomi del design come Tom Dixon, Piet Hem Eek, Maarten Baas, Gaetano Pesce e tanti altri. Rossa Orlandi è una donna minutissima, energica e chiacchierona che, sul buon gusto, ha creato a Milano uno spazio raffinato ed originale, dove un tempo c’era una fabbrica di cravatte costruita nel 1800.