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ogigia

Babel, film-manifesto della cultura globalizzata

babel.jpg Ieri sera siamo andati a vedere Babel, il nuovo film del regista Inarritu, interpretato da Brad Pitt, direi che se siete pronti per una grande storia ricca di emozioni (a volte anche forti) e’ certamente un film da non perdere che vi consigliamo caldamente. La trama si intreccia tra individui distanti tra loro migliaia di chilometri che incrociano i loro destini sulla Terra, creando un disperato affresco di un’umanità sola e dolente. Il detonatore che innesca una reazione a catena in questo puzzle composto da tessere fin troppo perfettamente combacianti è il colpo di fucile partito dalle mani di due ragazzini in un paese sperduto del Marocco. Un gesto immotivato, compiuto quasi accidentalmente da due innocenti che, come in un domino, agisce profondamente sulle vite di tre gruppi di persone in diverse zone del pianeta: una coppia di americani lì in vacanza per risolvere una crisi coniugale, una domestica messicana alle prese con i figli dei due nel giorno del matrimonio di suo figlio, e un’adolescente giapponese, sordomuta ed emotivamente emarginata, alla disperata ricerca d’amore in una bellissima Tokyo caotica ma alienante.
Ossessionato dalle coincidenze del destino e dalle storie parallele, il messicano Inarritu, già autore insieme al fido sceneggiatore Arriaga (premiato a Cannes per Le tre sepolture di Tommy Lee Jones) del più grezzo ma genuino Amores Perros e dello straziante 21 grammi (il peso dell’anima), alza il tiro per questa babele multietnica di storie e destini umani vincitrice del Premio per la Regia al 59° Festival di Cannes.
Quattro episodi-limite di solitudine e dolore, quattro zone geografiche in cui i protagonisti sono o si sentono stranieri, quattro lingue più una (quella dei segni) per un film-manifesto della cultura globalizzata. Tutto ciò che rendeva duro, amaro e doloroso il cinema dell’aspro regista messicano è qui ripulito, addolcito e riverniciato da una patina visiva, ma anche narrativa, classicamente hollywoodiana. La tensione emotiva lascia spazio a una programmatica cerebralità, a un estetismo fin troppo raffinato e compiaciuto, e a una costruzione macchinosamente architettata in cui nulla può essere lasciato al caso.

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1 Il 15 Gennaio 2007 alle 7:24 pm ogigia » Blog Archive » Golden Globe, i favoriti ai premi ha scritto:

[...] Hollywood scende in campo al completo, stasera, per la cerimonia di premiazione dei Golden Globe, il concorso bandito dalla Hollywood Foreign Press Association e dai suoi 90 membri votanti. L’esito della popolare kermesse (diretta in America sulla Nbc, in Italia su Sky Cinema1 a partire dall’una di notte) indicherà con chiarezza quali saranno i film e gli attori favoriti per gli Oscar (25 febbraio): la statistica vuole infatti che otto vincitori dei Globe su dieci trionfano poi agli Academy Awards. (nella fotografia Cate Blanchett in una scena del film Babel) I Globe si distinguono dagli Oscar non solo perché premiano anche i programmi televisivi, ma perché separano i film drammatici e quelli più leggeri (commedie e musical) in due diverse categorie, dando ai secondi una vetrina di lusso che l’Academy in genere non concede. Tra i drammi si profila un duello tra Babel di Alejandro Gonzales Inarritu e The Departed di Martin Scorsese (favorito come migliore regista insieme a Clint Eastwood, che ha una doppia candidatura: Flags of our Fathers e Letters from Iwo Jima). Tra le commedie sarà un testa a testa tra Borat e Dreamgirls, con Little Miss Sunshine a fare da terzo incomodo. E potrebbe essere l’anno del trionfo degli attori di colore: tra i protagonisti spiccano Forest Whitaker (nel ruolo del dittatore Idi Amin in The Last King of Scotland) e Will Smith per La ricerca della felicità di Gabriele Muccino. Leonardo Di Caprio, candidato due volte, per The Departed e Blood Diamond, potrebbe neutralizzarsi da solo. Eddie Murphy, tornato sullo schermo nel ruolo di un cantante soul in Dreamgirls, è favorito come attore non protagonista, così come la giovane Jennifer Hudson, la vera sorpresa dell’anno, per lo stesso film. A contendere il premio a Murphy ci sono però due superdivi come Jack Nicholson (The Departed) e Brad Pitt (Babel). Quasi sicura la vittoria nella categoria drammatica di Helen Mirren, la cui interpretazione della regina Elisabetta II in The Queen è stata unanimemente apprezzata dai critici. Unica minaccia per la Mirren è Penelope Cruz (Volver), un’attrice molto amata dai giornalisti della stampa estera di Hollywood. La cerimonia dei Globe si svolge nell’International Ballroom dell’hotel Beverly Hilton, con candidati, agenti, produttori e invitati vip - tutta la Hollywood che conta - seduti intorno a tavoli imbanditi: un clima più disteso e casual, rispetto allo show degli Oscar. Grattacapo per gli organizzatori della serata la disposizione dei posti ai vari tavoli: Justin Timberlake e Cameron Diaz, che hanno preso tutti in contropiede annunciando la loro separazione dopo quattri anni di relazione, verranno fatti sedere lontani uno dall’altra, creando un effetto domino di spostamenti che rischiano di scombussolare equilibri precari. Jennifer Lopez e il marito Marc Anthony erano stati erroneamente messi al tavolo di Sean Puff Diddy Combs, ex della Lopez: la gaffe è stata corretta all’ultimo secondo. Brad Pitt e Angelina Jolie si troveranno al lato opposto della sala rispetto agli amici di Jennifer Aniston, mentre l’irascibile produttore Harvey Weinstein verrà tenuto lontano da quelli della sua ex compagnia Miramax, coi quali non corre buon sangue. Al termine dello spettacolo di premiazione - nel corso del quale Warren Beatty riceverà il premio alla carriera Cecil B. De Mille - via tutti alle feste dei vari studi, allestite in altre sale dello stesso Beverly Hilton o immediati dintorni: ambitissime quelle della Nbc/Universal sul tetto del garage, della Hbo intorno alla piscina, della Fox allo Stardust della Paramount in uno spazio adiacente. Gli italiani affidano tutte le loro speranze al compositore Carlo Siliotto, candidato per la colonna sonora di Nomad, un altro talento importato su cui Hollywood ha già messo l’occhio. [...]

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