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Il menù degli astronauti

astronauti.jpg La prima regola da seguire nel preparare il cibo per gli astronauti è: nulla che possa sbriciolarsi. A nessuno piacerebbe rincorrere una briciola che vaga per una stazione spaziale. Dal 1961 a oggi sono oltre 40 le persone lanciate nello spazio, e tra loro nessuno ha mangiato meglio degli astronauti della stazione spaziale. A dirlo è Vickie Kloeris, che da 21 anni lavora per il programma di cibo spaziale. “Abbiamo molta più varietà. Ci sono diverse pietanze tradizionali, ma stiamo ampliando la scelta etnica”. Del gruppo che lavora al cibo da mandare nello spazio è entrato a far parte anche uno chef francese, che sta mettendo a punto delle carni in scatola che dovrebbero fare il debutto in autunno. È la prima volta che l’Unione europea contribuisce al menu spaziale, rifornito congiuntamente da Russia e Usa.
Lo shuttle in attesa di partire dalla Florida trasporta per lo più materiali da costruzione per l’ampliamento della stazione spaziale, ma anche scorte di cibo tra cui kiwi, arance e peschenoci. Inoltre, se gliene avanzerà qualcuna, gli astronauti dello shuttle potrebbero donare un po’ delle loro tortillas. Nello spazio queste tornano utili, poiché permettono di trasformare un qualsiasi cibo in panino, non si sbriciolano né ammuffiscono come il pane. Quando un equipaggio resta nello spazio per 6 mesi, una tortilla fresca o una mela da sgranocchiare possono contribuire in maniera determinante all’umore generale. “Se qualcosa di leggermente irritante ti irrita 3 volte al giorno 7 giorni a settimana, per mesi, può assumere proporzioni enormi”, dice l’astronauta William S. McArthur jr. Un trucchetto a cui i dietologi della Nasa ricorrono per tenere gli astronauti di buon umore consiste nell’aggiungere ai menu sapori forti e speziati.
Nello spazio, il senso dell’olfatto si attutisce. La mancanza di gravità fa sì che nel torace i fluidi si spostino dal basso verso l’alto, otturando i passaggi nasali. E un’atmosfera senza gravità, dove circola solo aria filtrata e riciclata, ha uno strano effetto sugli odori. Anche mangiare da bustine di plastica o scatolette tenute nella dispensa limita quei piaceri olfattivi che derivano da un cibo caldo. Dopo qualche mese, una bottiglia di Tabasco o uno spicchio di aglio crudo sembrano un miraggio. “Si muore dalla voglia di mangiare un cibo dal sapore pungente”, dice McArthur, il quale, nel descrivere il suo cibo spaziale preferito si esprime con la precisione di un critico gastronomico: cocktail di scampi liofilizzato. Sono scampi di medie dimensioni, ricoperti di salsa e fatti gonfiare con uno schizzo di acqua iniettata attraverso una bustina di plastica, che poi va massaggiata per mescolare gli ingredienti. Ma McArthur lo preferisce poco mischiato: “Con un po’ di rafano, è una prelibatezza”.
Anche sale e pepe aiutano, ma sono disponibili solo in forma liquida. Nella microgravità i granelli di sale e pepe rischierebbero di ostruire le attrezzature o finire negli occhi o nel naso degli astronauti. Persino un pomodoro fresco (a cui i russi spesso ricorrono quando è il loro turno rifornire la stazione spaziale) può causare problemi. A differenza di molti americani, gli astronauti consumano quasi tutti i loro pasti insieme, a una tavola comune. Naturalmente non si siedono, ma restano sospesi. Per ancorarsi si servono di un gancio attaccato al piede, e assicurano al tavolo bottiglie di ketchup e utensili con delle strisce di velcro. Usano forchette e cucchiai, ma il cibo deve essere umido al punto giusto, per non spappolarsi.
Per scaldare il cibo, gli astronauti ricorrono a due metodi, uno americano, l’altro russo: il primo si basa su acqua calda e bustine di plastica; il secondo su scatolette che vengono riscaldate in scomparti ricavati nella cambusa. Tutti, però, dividono il cibo. MacArthur ha imparato ad apprezzare lo stufato d’agnello dei russi. Gli americani hanno capito che i russi vogliono mangiare tutti i giorni minestra. “E ci sforziamo di non buttare via niente, perché non si può mai sapere cosa riserva il futuro”, dice McArthur.
A volte, quando lo shuttle rifornisce la stazione, gli astronauti ricevono prelibatezze speciali: un mese fa, nella missione del Discovery, c’erano piatti creati da Emeril Lagasse, chef di New Orleans nonché star della stazione tv Food Network: 18 mesi fa l’ufficio relazioni pubbliche della Nasa lo aveva contattato per chiedergli di preparare qualcosa che tirasse su il morale degli astronauti. La squadra di Lagasse ha risposto con 5 ricette che la cucina della Nasa ha poi trasformato in porzioni liofilizzate, ciascuna grande come un mazzo di carte. Questo mese i 3 astronauti della spedizione 13 della stazione spaziale - un russo, un tedesco e un americano - hanno collaudato le ricette, riferendo via satellite i propri commenti a Lagasse: il purè di patate ravvivato con il bacon è stato un successo, così come il jambalaya (piatto di riso tipico della cucina creola).
Per i primi menu degli shuttle venivano usati prodotti in commercio che venivano cucinati e liofilizzati; verso la fine degli anni ‘90, quando fu chiaro che nella stazione spaziale non vi sarebbero stati frigo o surgelatori, la Nasa iniziò a creare i propri cibi, e dalla cucina di Kloeris sono già usciti oltre 60 prodotti. La prossima sfida è quella di preparare e confezionare il cibo per le spedizioni in programma su Marte. Il cibo dovrà avere una scadenza di almeno 5 anni, poiché sarà lanciato nello spazio prima di coloro che lo mangeranno. Sono tempi lunghi, in quanto occorrono 6 mesi per inviare il cibo lassù, altri 6 per portarvi gli astronauti e magari altri 6 per riportarli sulla Terra. (copyright N. Y. Times)

1 Commento fino adesso, aggiungi il tuo.

1 Il 7 Dicembre 2006 alle 12:07 pm NiL ha scritto:

:-)
bellissimo…

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