Giovedì 31 Agosto 2006
Meno caprioli, più zecche. Uno studio realizzato in collaborazione tra il Centro di ecologia alpina di Trento e l’Università americana di Penn State fornisce un altro argomento a favore di chi si oppone all’abbattimento dei caprioli. Nelle aree in cui questi ungulati sono più numerosi si riduce la popolazione delle zecche e i caprioli non vengono infettati dalle malattie che questi parassiti trasmettono, rendendo più “diluita” la concentrazione di germi patogeni. Leggi il resto »
Si chiama Kopi Luwak ed è considerato un caffé da intenditori, particolarmente ricercato e costoso. Non è ricavato dai tradizionali chicchi ma dalle feci di zibetto che vengono raccolte nei boschi dell’Indonesia. Quelli della foto sono mostrati da un raccoglitore dell’isola di Sumatra
Sono freschi, estivi e dissetanti, ma da oggi c’e’ un motivo in piu’ per bere succhi di frutta o centrifugati di verdure: sembrerebbero infatti proteggere dall’Alzheimer, la forma piu’ comune di demenza senile. Secondo un vasto studio epidemiologico pubblicato sulla rivista ”The American Journal of Medicine”, infatti, l’abitudine di bere per almeno tre volte a settimana succhi di frutta o verdure e’ associata ad una riduzione del 76% del rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer rispetto a chi di queste bevande fa un consumo moderatissimo, meno di una volta a settimana.
Una speranza per curare la calvizie e un buon modello scientifico per studiare lo sviluppo dei tessuti. Un gruppo di biologi dell’Università di Manchester, in Gran Bretagna, ha scoperto il processo molecolare che permette alle cellule embrionali di specializzarsi in cellule che producono capelli. Il segreto sta in un “codice” proteico, che ordina a cellule indifferenziate di diventare invece specifiche per la produzione di capelli.
La prima regola da seguire nel preparare il cibo per gli astronauti è: nulla che possa sbriciolarsi. A nessuno piacerebbe rincorrere una briciola che vaga per una stazione spaziale. Dal 1961 a oggi sono oltre 40 le persone lanciate nello spazio, e tra loro nessuno ha mangiato meglio degli astronauti della stazione spaziale. A dirlo è Vickie Kloeris, che da 21 anni lavora per il programma di cibo spaziale. “Abbiamo molta più varietà. Ci sono diverse pietanze tradizionali, ma stiamo ampliando la scelta etnica”.