Un piccolo squalo bianco a Lampedusa
Eccezionale avvistamento di squalo bianco nelle Isole Pelagie. A documentarlo i biologi del Centro Ricerche Delfini CTS di Lampedusa. L’avvistamento e’ avvenuto a circa 25 km dalla costa. E’ il secondo documentato fotograficamente nel Mediterraneo. E ora e’ sempre piu’ forte l’ipotesi, dicono gli esperti, dell’esistenza di una nursery per questa specie in questa porzione di Mare Nostrum.
I biologi erano impegnati nella consueta attivita’ di monitoraggio dei delfini realizzata nell’ambito del progetto LIFE Natura DEL.TA (Delfini e tartaruga protetti) promosso dalla Provincia di Agrigento, dal CTS Ambiente e dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio.
”Ci trovavamo con il gommone a circa 25 km dalla costa - dichiara Gabriella La Manna Biologa del CTS e responsabile del Centro Ricerca Delfini - quando ho visto emergere in superficie una pinna. Ci siamo avvicinati e ci siamo accorti che si trattava di un piccolo di squalo delle dimensioni di circa 1,5 metri di lunghezza”.
”Dall’esame delle foto che sono state scattate - racconta Simona Clo’ biologa marina responsabile del Settore Conservazione Natura del CTS ed esperta di squali - abbiamo stabilito che si trattava di uno squalo bianco”, specie protetta a livello mondiale e fortemente minacciata.
Squalo bianco, Carcharodon carcharias
Sebbene abbia carni di buona qualità, la sua importanza per la pesca è inevitabilmente minima, trattandosi di specie ovunque poco comune. Lungo le nostre coste capita di tanto in tanto che un esemplare rimanga impigliato nelle reti di qualche tonnara o nei palangari. Così come accade per molte altre specie di squali nel nostro Paese, solitamente è messo in commercio sotto l’improprio nome di palombo (che spetterebbe in realtà agli squali del genere Mustelus).
Sebbene lo squalo bianco sia effettivamente la specie di squalo più pericolosa per l’uomo, con numerosi attacchi documentati al suo attivo contro bagnanti, subacquei ed imbarcazioni, non è comunque detto che un incontro con questo pesce debba concludersi con un attacco; ne sono una prova le numerose testimonianze di subacquei e pescatori che hanno incontrato lo squalo bianco senza riportare alcun danno. Gli attacchi attendibili registrati nell’intero Mare Mediterraneo sono 31, con soli 15 di questi che hanno avuto esito fatale per le vittime; se si pensa che sono avvenuti lungo un arco di tempo di due secoli ci si rende conto che le possibilità di essere attaccati da questo squalo nelle nostre acque sono in realtà bassissime. E’ comunque un animale che deve essere sempre trattato con grande cautela e rispetto.
Nel Mare Mediterraneo vi è una zona di riproduzione nell’area che comprende Sicilia, Malta e Tunisia. Il parto avviene tra primavera ed estate. I piccoli alla nascita hanno taglia compresa tra 1,2 e 1,5 metri e hanno i denti dotati di minute cuspidi laterali, gli inferiori talora coi bordi lisci anziché seghettati. Il numero massimo di piccoli per figliata non è noto con certezza, ma potrebbe essere di 14.
Lo squalo bianco è attualmente in pericolo di estinzione. Le cause del declino sono da attribuirsi alla pesca commerciale e sportiva, alla diminuzione delle specie delle quali si nutre, come pure al degrado dell’ambiente marino.
Per lo studio della presenza di questa specie nel Mare Mediterraneo, esiste un apposito programma di ricerca italiano, la Banca Dati Italiana Squalo Bianco (Italian Great White Shark Data Bank), curato dal Dottor Alessandro De Maddalena. I risultati della ricerca relativi ai primi anni di attività del programma sono presentati nel libro “Lo squalo bianco nei mari d’Italia” (Ireco, Formello, 2002).