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Mostre e griffe, polo del lusso a San Babila

BABILA.jpg Sarà il «mall» di Milano. Del lusso, però. Lo dice la posizione: San Babila, corso Venezia, via Bagutta. Pieno quadrilatero. Avrà negozi di stilisti italiani e internazionali, aree benessere, terrazze panoramiche, giardini pensili, ristoranti, caffè. Ospiterà mostre e gallerie. E potrà contare su tredicimila metri quadrati «ecologici» nel salotto della città. La Milano che cambia conquista un nuovo polo dello shopping firmato: l’Upim di piazza San Babila, le vetrine Miu Miu in corso Venezia e, dopo due anni di abbandono, il garage Traversi di via Bagutta, stanno per trasformarsi in un grande centro commerciale a cinque stelle.
È il gruppo Aedes (quotato in borsa da oltre cent’anni) a firmare il progetto, presentato nei giorni scorsi. Data di inizio lavori: metà del 2007. L’idea, spiegano i collaboratori della famiglia Castelli, da tre generazioni proprietaria della holding Aedes, è «di creare nel cuore di Milano un centro di attrazione internazionale». Con tre palazzi uniti tra loro «per valorizzare uno dei principali punti di incontro della città» e avere «una vetrina su piazza San Babila, via Bagutta, corso Venezia, con vista anche su via Montenapoleone». In cantiere: spazi per la ristorazione e per lo shopping, punti relax e benessere, aree destinate all’arte, alla cultura e agli eventi programmati con Comune, Provincia, Regione. Le vetrine di corso Venezia 3, dove ora c’è il negozio Miu Miu (la linea giovane del gruppo Prada), saranno collegate attraverso un giardino esterno all’ex garage Traversi di via Bagutta (l’autosilo è in comproprietà con il gruppo Risanamento di Luigi Zunino, che per acquistarlo ha versato circa 89 milioni di euro. Sarà gestito da entrambe le immobiliari). Una volta trasformato, il vecchio parcheggio ospiterà all’ultimo piano un punto panoramico con vista sui tetti di Milano e della Madonnina.
«Con questo progetto — spiegano da Aedes — vogliamo puntare su un concept innovativo caratterizzato da elementi distintivi quali architettura, servizi e tempo libero, impatto urbanistico ed ecocompatibilità: gli edifici saranno non inquinanti e a basso consumo energetico». Le carte, dunque, sono in tavola. L’Upim di piazza San Babila 5 chiude (2.700 metri quadrati acquistati lo scorso 22 giugno da Aedes per 80 milioni di euro: dal 1937 erano un simbolo per Milano e le milanesi), il garage Traversi è pronto a rinascere. «Ma noi non sappiamo ancora nulla: se chiuderemo, quando chiuderemo. I saldi sono cominciati e la nuova collezione è arrivata», si lamentano i dipendenti del grande magazzino.
Altri dubbi: i nomi delle «firme» che andranno ad abitare nel nuovo polo del lusso. Sparito dall’agone il nome del miliardario Mohamed Al Fayed, proprietario di Harrods, quasi fuori (manca solo il no definitivo) il re della moda Giorgio Armani, tra i bene informati si parla del gruppo Maramotti (che controlla Max Mara) e degli spagnoli di Zara. Ma i pronostici sono ancora aperti. «È un bene — commenta l’assessore alle Attività produttive, Tiziana Maiolo — riqualificare il centro. L’importante, però, è che ci sia sempre un’offerta diversificata che accontenti le tasche di tutti. E che si creino spazi sociali e culturali, che si costruiscano fontane, si diano opportunità di svago. Senza dimenticare le periferie, una delle grandi emergenze cittadine di cui stiamo discutendo in giunta». Interviene anche l’assessore ai Giovani, Giovanni Terzi: «Chiediamo a chi investe nella città di costruire nuovi centri di aggregazione. Siano essi nel quadrilatero o ai margini di Milano».

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