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Terapia per i celiaci

farine.jpg Tra non molto potrebbe essere disponibile una terapia enzimatica orale in grado di prevenire molti dei sintomi e delle complicanze della celiachia. È quanto afferma un gruppo di ricercatori in due articoli pubblicati sull’ultimo numero della rivista "e;Chemistry and Biology”.
Com’è noto la celiachia è una patologia infiammatoria dell’intestino tenue, che nel mondo occidentale colpisce circa una persona su 200, dovuta all’intolleranza verso il glutine, una proteina presente in molti cereali. Coloro che ne sono affetti sono costretti a seguire una dieta molto stretta e difficoltosa, dal momento che il glutine viene utilizzato come addensante in numerose preparazioni alimentari, e spesso in modo non dichiarato.
Il gruppo guidato da Chaitan Khosla, della Stanford University ha focalizzato la sua attenzione sull’enzima EP-B2 che riveste un ruolo fondamentale nella scomposizione del glutine nell’organismo. Nella sperimentazione sono stati utilizzati batteri ricombinanti per produrre una forma dell’enzima che si attiva solo in ambiente acido, una condizione presente nello stomaco. Si è potuto così dimostrare che la EP-B2 è in grado di digerire il glutine in modo efficiente in ambiente gastrico, poiché scinde in modo specifico quelle parti del glutine ritenute responsabili dell’insorgenza della risposta infiammatoria della celiachia. Il risultato apre la strada a futuri test clinici per valutare l’efficacia di una terapia orale a base di una supplementazione di questa forma dell’enzima, che permetterebbe – secondo le speranza dei ricercatori – una modesta assunzione di alimenti contenenti glutine.

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1 Il 25 Agosto 2006 alle 4:05 pm giovanni ha scritto:

A che punto è la ricerca?

2 Il 25 Agosto 2006 alle 4:55 pm fm ha scritto:

Pane e pasta, molto presto, non saranno piu’ off-limits per i milioni di malati di celiachia in tutto il mondo. E’ ormai vicino, infatti, il traguardo di una pillola da assumere prima dei pasti e che permette di bloccare l’effetto tossico del glutine, consentendo cosi’ a questi pazienti di alimentarsi in modo normale. L’annuncio, frutto di una ricerca italiana, e’stato dato in occasione del Congresso mondiale sulla celiachia che si è svolto a Firenze. Una svolta fondamentale per il miglioramento della qualita’ di vita di questi pazienti, quella della pillola anti-celiachia, che deriva da uno studio condotto negli Usa dall’equipe di Alessio Fasano, Direttore del Mucosal Biology Research Centre all’Universita’ del Maryland, e recentemente pubblicato sulla rivista internazionale ‘Proceedings of National Academy of Science’. Brevi anche i tempi previsti: i test sull’uomo sono iniziati infatti nel 2006 e la pillola, annunciano gli esperti, potrebbe dunque vedere la luce per la fine dell’anno in corso.
Ma come funzionera’ la ‘pasticca anti-celiachia’? La chiave e’ nella scoperta di una proteina in grado di bloccare la tossicita’ del glutine impedendo il suo ingresso nella parete intestinale. I ricercatori italiani hanno infatti dimostrato l’effettiva capacita’ di alcune molecole di bloccare l’aumento di permeabilita’ intestinale, indotta dal glutine, in animali da laboratorio, aprendo cosi’ le porte alla sperimentazione sull’uomo che è in corso.
La celiachia colpisce in Italia circa 55 mila persone ma, in realta’, sono oltre mezzo milione gli italiani che non sanno di essere malati. I celiaci sono costretti a una dieta rigorosa, che mette al bando numerosi alimenti: dalla pasta al pane ai biscotti, ma anche le salse e tutto cio’ che puo’ essere ‘contaminato’ con la farina, come ad esempio la frittura. I sintomi della malattia (vomito, diarrea, perdita di peso) nascondono difetti di malassorbimento intestinale degli alimenti e provocano di conseguenza gravi complicanze: dall’osteoporosi agli aborti spontanei al temuto linfoma intestinale.
I futuri trial clinici sull’uomo si basano su studi relativi alla zonulina, la proteina che regola l’apertura dei ‘cancelli’ dell’intestino. La zonulina, ha spiegato Fasano, ”e’ una specie di chiave che apre le porte tra una cellula e l’altra della parete intestinale. L’intestino e’ infatti coperto da un singolo strato di cellule, che formano una barriera formidabile contro gli attacchi esterni, ma i celiaci perdono questa caratteristica proprio perche’ producono troppa zonulina. Ed e’ per questo - prosegue l’esperto - che ‘invasori’ come il glutine entrano nell’organismo”. Poiche’ non esistono modelli animali di celiachia, ha aggiunto il ricercatore, ”l’azione della zonulina e la perdita della barriera intestinale sono state studiate su ratti diabetici, dato che ci sono caratteristiche simili di reazione immunitaria in entrambe la malattie”.
L’ipotesi confermata dallo studio, ha spiegato Fasano, ”e’ che l’aumentata permeabilita’ intestinale, causata dalla zonulina, permette il passaggio di sostanze dall’ambiente, che inducono il processo autoimmunitario. Abbiamo cosi’ trattato ratti diabetici con l’inibitore della zonulina, una proteina sintetizzata in laboratorio, prima della perdita della funzione di barriera. Gli animali trattati - ha proseguito - non solo hanno mantenuta inalterata la barriera intestinale, ma non hanno prodotto neppure gli autoanticorpi che scatenano la reazione immunitaria”. Da qui l’idea di una pillola per i celiaci, contenente un inibitore della zonulina da assumere prima di pasti a base di farine pericolose, in modo da evitare il contatto tra la zonulina stessa e le cellule intestinali. In questo modo, ha sottolineato il ricercatore, si impedisce il passaggio di glutine nel corpo, la successiva reazione immunitaria e quindi il danno alla mucosa intestinale: ”E’ come mettere della ceralacca sulla toppa di una serratura: la molecola non puo’ attivare le cellule”. Ma il grande vantaggio, ha concluso Fasano, ”e’ che l’azione dell’inibitore e’ momentanea, per cui tutto torna nelle condizioni di partenza una volta passato l’effetto”.

3 Il 26 Agosto 2006 alle 9:23 pm Giovanni ha scritto:

Questa è un’altra stategia, che a mio avviso potrebbe aggire in sinergia con l’enzima EP-B2, ma vorrei sapere se ci sono sovità:sapevo che la fase uno dei trials previsti è conclusa, ma non so altro

4 Il 27 Agosto 2006 alle 3:01 pm fm ha scritto:

I primi risultati relativi alla sperimentazione della pillola anti-celiachia sull’uomo sembrano essere molto promettenti, continuando di questo passo i trials potrebbero concludersi entro l’anno. La notizia è stata data da Alessio Fasano durante un congresso piemontese dell’Associazione italiana celiachia (Aic) tenutosi a Torino.
Poco più di un anno fa (aprile 2005) incominciarono a circolare delle voci sulla sperimentazione di una pillola anti-celiachia che avrebbe permesso la reintegrazione di alimenti come pane e paste nella dieta delle persone che soffrono di celiachia. Lo studio che in un futuro potrebbe ridare il piacere di mangiare determinati tipi di alimenti anche alle persone che presentano questa particolare forma di intolleranza è frutto di un team americano coordinato da un italiano, Alessio Fasano, direttore del Mucosal biology research centre all’università del Maryland.

La pillola, nel caso superasse tutte le fasi di sperimentazione, potrebbe essere messa in commercio non prima della metà del 2007. L’obiettavo dei ricercatori è quello di produrre una pillola che assunta prima dei pasti permetta di bloccare l’effetto tossico del glutine, in questo modo i pazienti affetti da celiachia potrebbero alimentarsi in maniera “normale”.

Ma come funziona questa pillola ? Il nuovo farmaco è in grado di bloccare l’effetto tossico del glutine agendo sulla zonulina, una proteina regolatrice della permeabilità epiteliale attraverso un’azione di modulazione delle giunzioni serrate tra cellule contigue. In parole povere questa proteina è una specie di chiave che apre le porte tra una cellula e l’altra della parete intestinale, l’intestino è coperto da un singolo strato di cellule che formano una barriera formidabile contro gli attacchi esterni ma i celiaci perdono questa caratteristica proprio perché producono troppa zonulina, per questo motivo il glutine, una volta introdotto nell’organismo, scatena una risposta autoimmunitaria.

I primi test di questa nuova pillola vennero compiuti sui topi diabetici, questo perché non esiste un modello animale di celiachia e il diabete è una malattia che presenta molti punti in comune. Successivamente sono iniziati i primi test sull’uomo, prima su soggetti sani per escludere eventuali effetti tossici della pillola e successivamente sui pazienti malati.

A febbraio di quest’anno (2006) sono stati fatti finalmente i primi test per verificarne i benefici sull’uomo, la sperimentazione ha coinvolto ventuno celiaci americani e i risultati ottenuti sono stati estremamente promettenti. Nel mese di luglio è iniziato un test più esteso che ha coinvolto alcune decine di migliaia di pazienti con gruppi di controllo anche in Italia.

La pillola è stata somministrata ai volontari affetti da celiachia senza che essi ne fossero a conoscenza insieme a una dieta con glutine, questo per evitare possibili alterazioni dei risultati. I pazienti coinvolti nel test non hanno presentato i classici sintomi con cui la malattia si manifesta come ad esempio la diarrea.

Anche se i risultati ottenuti fino ad ora sono molto promettenti, è sempre bene non farsi prendere dai facili entusiasmi, prima di tutto bisognerà completare la fase sperimentale e verificare che non ci siano effetti collaterali.

5 Il 3 Settembre 2006 alle 2:10 pm Giovanni ha scritto:

Anche questo lo sapevo: ci sono novità dell’ultima ora?
Si diceva che a Luglio di quest’anno sarebbe dovuta iniziare una nuova fase dei trials in america e forse anche in Europa. Che se ne sa?

6 Il 3 Settembre 2006 alle 2:49 pm fm ha scritto:

“I primi test sull’uomo della pillola anti-celiachia sono estremamente promettenti”. La buona notizia arriva dal Maryland, negli Stati Uniti, e a riferire dei primi risultati positivi della sperimentazione è il capoprogetto, Alessio Fasano, un ricercatore napoletano “emigrato” tredici anni fa oltre l’ Atlantico. La prima sperimentazione della pillola è stata somministrata a ventuno celiaci americani e a luglio nuovamente eseguito un altro test, più esteso. “Se tutto funzionerà nel modo corretto, come pare verificarsi fino ad oggi, confessa Fasano, che dirige il Mucosal biology research centre dell’Università del Maryland, sull’East Coast - potremmo terminare i trials entro l’anno, dopo aver esteso la sperimentazione finale a decine di migliaia di pazienti, anche in Italia”. A settembre dell’anno scorso, sono iniziati i test sull’uomo, prima su soggetti sani poi su quelli malati. La pillola è rivolta proprio a chi vuole avere la libertà di mangiare quello che crede, anche una pizza con gli amici”. La pillola anti-celiachia, dunque, non è una cura ne’ un vaccino, ma una soluzione per vivere meglio. E per i malati (mezzo milione solo in Italia, di cui solo 60 mila diagnosticati) non è cosa da poco.

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