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Almodovar: “W le donne!” intervista al regista di Volver

manifesto.jpg È il giorno di Pedro Almodovar, alla conclusione del Festival di Cannes. Il suo Volver (”Tornare”), si è dovuto ‘accontentare’ di essere premiato per la migliore sceneggiatura e le migliori interpretazioni femminili. Sì, perché a tutte le attrici del film, Penelope Cruz, Carmen Maura, Lola Duenas, Bianca Portillo, Yohana Cobo, Chus Lampreave, è stata assegnata una Palma d’Oro complessiva per la loro bravura in una pellicola decisamente corale. Acclamato dai critici spagnoli, Volver segna il ritorno di Almodovar ad un film interpretato all’unisono, generazionale, al femminile, ambientato nella sua terra d’origine, La Mancha, tra segreti e delitti.
L’intervista
In questo momento della mia vita penso spesso alla morte che non è un pensiero piacevole. Io sono agnostico, non credo che ci sia nulla dopo anche se la morte è un’idea che non capisco e non accetto. Tra la gente della Mancha dove sono nato invece il concetto della morte è un problema superato, il loro è un rapporto naturale senza tragedia. Ho scelto di fare questo film per impregnarmi anch’io di questa cultura.

E quale rapporto hanno le donne del suo film con la morte?
La morte è protagonista del film ma lo è soprattutto la donna. Le donne sono la vera parte attiva di questa cultura. La scena che apre il film e riprende molte donne che curano le tombe al cimitero sono le vere donne che abitano quel villaggio. Sono loro che si occupano delle lapidi come fosse la loro casa. Io ho vissuto fino a 10 anni in un luogo così.

Del Pedro di ieri, quello che ha fatto tanta gavetta, i cui film erano clandestini nella Spagna di Franco. Di quel Pedro cosa è rimasto?
Cerco di mantenere la stessa forza e la stessa energia anche se ho a che fare con elementi diversi. Io venivo da una famiglia con pochi mezzi, quando sono arrivato a Madrid ho capito che dovevo forzare e lottare per fare i miei film anche solo in superotto. Anche se ora non ho più problemi economici cerco di avere la stessa passione per i miei film con cui ho sempre un rapporto fisico.

Nei suoi film le donne sono sempre migliori degli uomini. Perché?
Credo che la vita sia stata più generosa con le donne che con gli uomini perché le donne sono superiori anche fisicamente e lo si vede pure nei reality. Io so anche se è stato sempre negato che quando gli uomini sono andati sulla Luna si erano preparate anche un gruppo di donne, donne astronaute che nei test sono risultate più forti ma poi non sono state fatte partire. Tenere una casa credo sia molto più difficile tra figli, soldi e vicini che governare un paese.

Lei che è il regista de ‘La malaeducation’ cosa pensa del boicottaggio da parte della Chiesa cattolica del Codice da Vinci?
La chiesa sbaglia sempre perché parlare tanto del Codice è come fargli una promozione. Noi in Spagna sappiamo bene cos’è l’Opus Dei, una setta che ha da noi ha stretto un’alleanza con il Fronte Popular di Franco. La chiesa è una vera forza politica. Dal pulpito i preti lanciano anatemi contro le leggi che riguardano le unioni tra omosessuali, non riconoscono che la scuola pubblica è multietnica e quindi laica. Mai come oggi la Chiesa è completamente contro e lontana dalla realtà. Con il Codice da Vinci si è comportata nella stessa maniera L’Opus Dei. Io stesso ho conosciuto padri che facevano parte dell’Opus Dei e che obbligavano i figli ha portare il cilicio mentre studiavano.

Il film l’abbiamo visto ieri pomeriggio al cinema: Arcobaleno, Sala 1 - Milano (MI), Viale Tunisia, 11, zona Porta Venezia crediamo che ne valga davvero la pena, una pellicola da non perdere assolutamente.

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