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Alcune note sull’invecchiamento dei vini

barrique.jpg L’Europa ha presentato la richiesta all’Organizzazione mondiale per il commercio (Wto). Da alcuni mesi, infatti, la questione dell’invecchiamento dei vini a base di trucioli di rovere è discussa dagli esperti dei 25 stati membri e della Commissione Ue per evitare ai produttori europei quella che di fatto viene considerata una concorrenza sleale.
Ogni stato membro potrà decidere in quale categoria di prodotti autorizzare la tecnica del truciolato. L’Italia ha indicato che la consentirà solo nei vini da tavola mentre verrà vietata per le denominazioni di origine. È stato inoltre accettato che tale pratica non venga ripresa in etichetta. Ponendo però una condizione importante quanto doverosa: vietare l’indicazione “invecchiato in barrique” per i vini soggetti alla pratica enologica del truciolato.
IL PARERE DI ESPERTI E VITICOLTORI
Ma l’umore degli uomini del settore, in Italia, non è dei migliori.
«Non ci sarebbe alcun problema se ci fosse scritto su un vino invecchiato con trucioli l’espressione “vino aromatizzato”» dice Baldo Cappellano, produttore della Casa vinicola Cappellano di Serralunga d’Alba. «È triste, si pensa che tutto possa essere ridotto in tecnologia. È un riportarsi a standard normali, non di qualità. E sarebbe una presa in giro per i consumatori. Il legno che si usa normalmente è un naturale recipiente, che poi contribuisce al sapore: non ha senso sminuzzare dentro il vino quello che dovrebbe essere un contenitore».
E potrebbe essere un rischio anche per le DOC: «È un’incitazione a delinquere: - aggiunge Cappellano - si spinge a far abbandonare la DOC, scegliendo strade di più facili di aromatizzazione».

Anche Gigi Piumatti, responsabile della Guida Vini d’Italia edita da Slow Food e Gambero Rosso è preoccupato: «Se si mettesse sulle etichette l’origine del vino almeno si potrebbe scegliere. La tecnica con trucioli per i vini da tavola, che hanno prezzi più bassi, può essere un modo per dare un po’ di entità al prodotto, ma così si perde il fascino dei vini europei e soprattutto dei vini italiani».
Già. Il fascino… Qualcosa che attrae verso i nettari delle viti più di prezzi e regole di mercato. «Che siano permesse tali pratiche per ridurre i tempi di invecchiamento e per pagare di meno i vini fa un po’ piangere il cuore. E fa temere che possa essere un preludio e che in futuro tali concessioni siano fatte anche per i vini DOC: si parte sempre dal basso. Purtroppo l’Ue pensa di combattere la concorrenza dei vini americani adottando le loro stesse tecniche».
Una brutta pagina di storia per il pregio secolare dei vini italiani.

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