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Trac­cia­bi­lita’ de­gli alimenti

Alla luce dei di­versi epi­sodi di pa­to­lo­gie col­le­gate all’assunzione di cibo con­ta­mi­nato (dal morbo della mucca pazza all’E. coli, alle sal­mo­nelle) ve­ri­fi­ca­tesi nello scorso de­cen­nio, l’Unione Eu­ro­pea ha de­ciso di lan­ciare il pro­getto Geo­Tra­ceA­gri per la com­pleta trac­cia­bi­lità dei pro­dotti ali­men­tari.
 
“Nel qua­dro delle di­scus­sione con la World Trade Or­ga­ni­za­tion (WTO)” ha detto Mi­chel De­bord, il coor­di­na­tore del pro­getto, “la cer­ti­fi­ca­zione dell’origine dei pro­dotti ali­men­tari è un’esigenza vi­tale per l’Europa. Gli ame­ri­cani pre­fe­ri­scono cer­ti­fi­care la qua­lità di un pro­dotto af­fi­dan­dosi al brand, e non at­tri­bui­scono una reale im­por­tanza alla sua ori­gine. I con­su­ma­tori eu­ro­pei, in­vece, vo­gliono sa­pere da dove pro­viene il cibo che man­giano.“
 
L’idea sot­to­stante a Geo­Tra­ceA­gri è di trarre van­tag­gio dai pro­gressi nelle tec­no­lo­gie delle co­mu­ni­ca­zioni, dalle im­ma­gini da sa­tel­liti, dalle tec­ni­che di map­pa­tura per ren­dere pre­cisa e ac­ces­si­bile in tempo reale, la trac­cia­bi­lità dei pro­dotti ali­men­tari.
 
Nella prima fase del pro­getto ver­ranno de­fi­niti in­di­ca­tori e classi di in­di­ca­tori ri­le­vanti per la trac­cia­bi­lità geo­gra­fica in agri­col­tura, com­pren­denti in­for­ma­zioni su mappe, ter­reni, ac­que, re­la­tive alle di­verse re­gioni di pro­du­zione da cer­ti­fi­care, da ar­ric­chire pro­gres­si­va­mente e im­ple­men­tare in una banca dati.
 
Per i pro­dotti, alla fine, do­vrebbe di­ven­tare pos­si­bile con­trol­lare l’intera fi­liera che porta il pro­dotto dalla fat­to­ria al ban­cone del ne­go­zio di­ret­ta­mente su In­ter­net, at­tra­verso por­tali si­curi ap­po­si­ta­mente svi­lup­pati allo scopo.

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4 Commenti fino adesso, aggiungi il tuo.

1 Il 27 febbraio 2007 alle 11:27 studenti ha scritto:

xkè nn met­tere la ’ al po­sto di ?
at­ten­diamo una ri­spo­sta arrivederci

2 Il 27 febbraio 2007 alle 18:08 fm ha scritto:

Pur­troppo il cam­bio del ser­ver di que­sto blog ha fatto qual­che pa­stic­cio, pro­blemi di com­pa­ti­bi­lita’, ma vi rin­gra­zio per la segnalazione.

3 Il 6 maggio 2008 alle 11:46 Luca Bono ha scritto:

La trac­cia­bi­lità ali­men­tare non deve es­sere vi­sto come una legge “ob­bligo” per­chè può por­tare be­ne­fici ol­tre che al con­su­ma­tore an­che al pro­dut­tore.
Per­chè ? Im­ma­gi­nate che venga in­di­vi­duato un ali­mento “ma­lato”, l’azienda pro­dut­trice ri­schia, se non ben or­ga­niz­zata (con un buon soft­ware di trac­cia­bi­lità della pro­du­zione: http://www.infoperativa.it/news/leggi_area.asp?ART_ID=1775&MEC_ID=130&MEC_IDFiglie=192&ARE_ID=32), ri­schia la chiu­sura della pro­du­zione per pa­rec­chie set­ti­mane o mesi se fino a che non si viene a capo del pro­blema. Con una buona au­to­ma­zione dei pro­cessi rie­sce a dare in­vece ri­spo­ste im­me­diate! Inol­tre, gra­zie ai soft­ware di trac­cia­bi­lità, l’azienda, sem­pre in caso di merce “di­fet­tata” non ri­schia di di­sper­dere tutto quello che ha nel pro­prio “ma­gaz­zino”, ma rin­trac­ciando i lotti da eli­mi­nare salva quelli “sani”.

4 Il 31 agosto 2008 alle 17:03 Cesare Martino ha scritto:

Sono il Dott. Ce­sare Mar­tino, con­su­lente tec­no­logo ali­men­tare di Lecce.
La trac­cia­bi­lità è uno stru­mento che do­vrebbe con­sen­tire di ri­sa­lire lungo la fi­liera ali­men­tare, fino al pro­dut­tore al fine di po­ter in­di­vi­duale i de­sti­na­tari di merce dan­nosa per la sa­lute pub­blica. A volte ri­tengo que­sta trac­cia­bi­lità ec­ces­siva e spro­por­zio­nata. Cosa può fare il pic­colo eser­cente per ge­stire tale si­stema? Co­mun­que le san­zioni per chi non lo ap­plica ci sono e ven­gono comminate.

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